vitamina d

CHE COS’É IL DEFICIT DI VITAMINA D?        

Si parla di deficit di vitamina D, o ipovitaminosi D, quando nell’organismo i suoi livelli ematici sono minori di 30 ng/L.

La vitamina D, chiamata anche vitamina del sole, è presente nel corpo umano in due forme: la vitamina D2 (ergocalciferolo), assunta attraverso l’alimentazione, e la vitamina D3 (colecalciferolo), ormone sintetizzato dall’organismo a livello cutaneo grazie all’esposizione ai raggi ultravioletti B (UVB).

È nota soprattutto per la sua azione nell’assorbimento di calcio e fosforo , ma ha un ruolo importante anche in altri processi metabolici. Infatti, la vitamina D, oltre che per rinforzare le ossa, è importante anche per mantenere la salute cardiovascolare, per ridurre la crescita delle cellule tumorali, per aiutare a controllare le infezioni e ridurre le infiammazioni, per il funzionamento della tiroide. VITAMINA D: A COSA SERVE

La vitamina D è essenziale per la crescita e lo sviluppo, già quando il bambino è ancora nel grembo.

Consente l’assorbimento del calcio nell’intestino e, di conseguenza, la costruzione dello scheletro e il ricambio osseo: nei bambini la carenza di vitamina D determina rachitismo.

EFFETTI DELLA CARENZA DI VITAMINA D

Recenti studi hanno indagato i diversi ruoli fisiologici della vitamina D non solo sull’apparato scheletrico, ma anche su altri organi e sistemi, e le conseguenze di insufficienza o carenza di vitamina D sia in condizioni di salute che in presenza di patologie di varia natura.

In particolare, è stato evidenziato che anche nei paesi sviluppati, anche bambini e adolescenti sani e ben nutriti possono avere carenze di vitamina D e presentare uno sviluppo osseo sub-ottimale (riduzione del “picco di massa ossea” raggiunto al termine della crescita).

Sempre in periodo recente, alcuni studi hanno rilevato un peggioramento del rachitismo.

Per questi motivi, in molti paesi è oggi raccomandata una supplementazione con vitamina D, ed è incoraggiato l’arricchimento con calcio di vari alimenti di uso quotidiano (latte, yogurt, biscotti, ecc).

Questa regola però non è ancora applicata in Italia, a parte i cibi per la prima infanzia e qualche latte e yogurt.

Inoltre, per diverse ragioni – dalla ridotta esposizione alla luce solare a problemi intestinali, epatici o renali, o all’uso cronico di certi farmaci – carenze di vitamina D sono comuni in una ampia gamma di patologie, dalla fibrosi cistica alla distrofia muscolare di Duchenne, e la terapia con vitamina D nativa o suoi metaboliti attivi è diventata uno standard nel trattamento di molte patologie dell’infanzia e adolescenza.

In particolare, è richiamata l’attenzione su due condizioni, epilessia e obesità, in cui la carenza di vitamina D è nota e particolarmente frequente, ma spesso non riceve adeguata attenzione nella pratica clinica ai fini di prevenzione e terapia.

QUALI SONO I SINTOMI DEL DEFICIT DI VITAMINA D?

La carenza di vitamina D è asintomatica e si manifesta soltanto quando il deficit è molto grave.

I sintomi sono:

  • dolore alle ossa
  • dolore alle articolazioni
  • dolori muscolari
  • debolezza muscolare
  • ossa fragili.

Inoltre, può manifestarsi anche con sintomi neurologici, come per esempio contrazioni muscolari involontarie (disturbi da fascicolazione muscolare), stati confusionali, difficoltà a pensare in modo chiaro, stanchezza ricorrente, ansia e disturbi del sonno.

NON SOLO “OSSA” … ma molto di più….

L’insieme degli effetti della vitamina D sull’uomo è complesso e comprende l’azione di precursori ormonali, metaboliti attivi, proteine vettrici, enzimi e recettori.

Convenzionalmente, la vitamina D è nota per i suoi effetti protettivi sull’osso. Eppure, un’ormai ampia serie di studi ha dimostrato che la vitamina D svolge funzioni protettive sulla salute dell’uomo contro un ampio spettro di malattie croniche.

Infatti, moltissimi studi hanno messo in risalto le cosiddette “azioni non calcemiche” della vitamina D, dimostrando un legame fra bassi livelli di vitamina D nel sangue e i disordini glicemici, il rischio cardiovascolare, la suscettibilità alle malattie autoimmuni, l’infiammazione cronica e le malattie tumorali.

Crescente attenzione scientifica è stata rivolta all’associazione esistente fra vitamina D e malattie del sistema nervoso centrale.

Considerando le proporzioni epidemiche raggiunte dalla condizione di deficit di vitamina D nel mondo, vi è ora apprensione circa la possibilità che avere livelli bassi di vitamina D nel sangue possa influenzare negativamente lo sviluppo di patologie neurodegenerative.

In un’ampia e dettagliata revisione della letteratura, ricercatori dell’Ospedale San Giuseppe dell’Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo (Verbania) hanno collaborato con Colleghi dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università del Piemonte Orientale di Novara allo scopo di compilare una revisione critica della letteratura scientifica che lega i bassi livelli di vitamina D all’insorgenza e progressione di alcune malattie neurologiche, quali la Sclerosi Multipla, il Morbo di Parkinson, l’Alzheimer, i disturbi neurocognitivi, e la Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Pur sottolineando la necessità di approfondire la ricerca in questo campo, i risultati di quest’analisi suggeriscono che i vantaggi della supplementazione con vitamina D nell’uomo si allargano all’ambito neurologico e prospettano benefici multipli per la “vitamina del sole”.

 

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DA CARENZA DI VITAMINA D?

Visto il suo ruolo nel mantenere la salute ossea, tra le conseguenze dell’ipovitaminosi D vi sono patologie legate al metabolismo osseo, come rachitismo, osteomalacia e osteoporosi. La carenza di vitamina D può favorire anche la parodontite, patologia dentale detta anche piorrea, causata dell’indebolimento delle ossa mascellari.

Il deficit di vitamina D sembra connesso anche con molte altre condizioni mediche, tra cui diabete, ipertensione, cancro, patologie neurologiche (come la sclerosi multipla) e reumatiche (come la fibromialgia). Alcuni studi, inoltre, hanno messo in evidenza un rapporto tra carenza di vitamina D e disturbi cutanei come prurito, orticaria e allergie alimentari.

Infine, se si verifica una carenza di vitamina D in gravidanza, anche il feto avrà livelli ridotti di questa vitamina.

COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI?

La diagnosi di carenza di vitamina D si ottiene con il test di dosaggio del 25-OH-D (25-idrossicalciferolo o calcidiolo), la forma in cui la vitamina D circola nel sangue. Questo test si effettua su un campione ematico.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’IPOVITAMINOSI D?

Il deficit di vitamina D può essere dovuto a diverse cause: insufficiente apporto alimentare o aumento del fabbisogno, alterato assorbimento intestinale, inadeguata esposizione al sole (in particolare ai raggi UVB) o uso eccessivo di creme solari, ridotta attività fisica all’aria aperta, pelle scura, vivere in zone molto distanti dall’equatore.

Inoltre, la carenza di vitamina D può dipendere da fattori che impediscono la sua conversione nella forma attiva nell’organismo, come nel caso di malattie renali ed epatiche o assunzione di farmaci quali ipocolesterolemizzanti, antiepilettici, glucocorticoidi (ormoni steroidei), antimicotici e farmaci per l’HIV.

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO?

I fattori di rischio più comuni di carenza di vitamina D sono: fumo di sigaretta, età avanzata, obesità, allattamento al seno (il latte materno è una scarsa fonte di vitamina D), morbo di Crohn, celiachia, bypass gastrico, insufficienza renale ed epatica.

Inoltre, è più esposto ai deficit di vitamina D chi soffre di osteoporosi, iperparatiroidismo (patologia causata da un eccesso di ormone paratiroideo) e linfomi, come anche i pazienti affetti da malattie granulomatose (ovvero caratterizzate dalla comparsa a livello di diversi organi di granulomi, formazioni di natura infiammatoria), come la sarcoidosi, la tubercolosi e l’istoplasmosi.

ALIMENTAZIONE E VITAMINA D

I rimedi per la carenza di vitamina D variano in base alle cause che l’hanno provocata e alla gravità del deficit.

Per esempio, se la causa è un apporto insufficiente attraverso l’alimentazione viene prescritto un regime dietetico appropriato. Gli alimenti ricchi di vitamina D sono l’olio di fegato di merluzzo e gli oli di pesce in generale, latte e burro, tuorlo d’uovo, pesce (in particolare salmone, trota, aringa, pesce spada, anguilla, sgombro, tonno, carpa) e funghi porcini.

Sono disponibili in commercio anche alimenti arricchiti con vitamina D, come latte e yogurt, margarina, latte di soia, cereali per la prima colazione.

Spesso è consigliata l’assunzione di vitamina D attraverso specifici integratori alimentari o farmaci. È importante seguire le indicazioni del medico perché l’assunzione in eccesso di vitamina D può essere pericolosa e ha effetti collaterali dannosi soprattutto a carico di reni e cuore. Vomito, diarrea, stipsi e confusione mentale possono essere i sintomi di un’intossicazione da vitamina D.

LA PREVENZIONE DELL’IPOVITAMINOSI D

Normalmente l’esposizione ai raggi del sole senza creme solari per almeno 15 minuti al giorno (evitando le ore centrali della giornata per salvaguardare la salute della pelle) garantisce una produzione di vitamina D tra l’80-90% del fabbisogno giornaliero.

Se per un periodo prolungato non si ricevono abbastanza raggi ultravioletti, UVB in particolare, e c’è un insufficiente apporto di vitamina D attraverso l’alimentazione può essere utile ricorrere a specifici integratori alimentari o ad alimenti arricchiti.

 

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Roberto Pedaletti Naturopata

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